In apnea

Immagine

Georges-Pierre Seurat (1859-1891): “Une baignade à Asnières”, 1883-1884, National Gallery, Londra

Era lì, seduta all’ombra di quel grosso salice. La vide e non riuscì a pensare ad altro: doveva parlarle. Leggeva un libro, come sempre. La guardava ed intanto annuiva a qualche considerazione di Louis senza prestargli davvero attenzione. Era bella. Era bella come sempre. Ma non voleva  rivederlo, non voleva più parlargli. Si fermò e Louis si arrestò immediatamente alle sue spalle. Lo guardo torvo, con la fronte corrucciata di chi cerca di comprendere il perché dell’improvviso arresto e dello sguardo vuoto dell’amico.

“Che succede?”

Ma Will non ascoltava più da tempo e non sentì altro. Ora aveva lo sguardo fisso nel vuoto. Cosa le avrebbe detto? Le avrebbe porto un saluto? Oh, lei lo avrebbe scacciato di sicuro. Era stanca di essere trattata con sufficienza, diceva.

“Amico! Ti senti bene?”

No, non aveva più la facoltà di rivolgerle un saluto. Aveva sprecato ogni occasione e ora non ne aveva più. E se invece fosse stata quella l’ultima occasione? E se quella precedente fosse stata solo la penultima? Se questa non fosse che l’ennesima, anzi, ultima occasione sprecata? Se non rivolgendole ORA la parola non avrebbe potuto più farlo per il resto della sua vita? E se…? Se.

“Will, mi ascolti?” disse Louis afferrandolo per le spalle e scrollandolo.

Riemerse dall’apnea dei suoi pensieri e respirò. L’aria tiepida di quella Domenica di Maggio corse nuovamente nel suo corpo e giunse ai polmoni. In quel momento si ridestò improvvisamente. Erano quasi al ponte di legno sul ruscello. Depose i suoi pensieri in un angolo e lasciò costante solo il pensiero di lei, seduta sotto al salice, aldilà del ruscello, con un libro tra le mani.

“Eh? Ah… sì… giusto… credo che 10 tonnellate al giorno siano sufficienti..”

Era ancora seduta sotto il salice e leggeva. Le sue amiche poco più in là che giocavano, togliendosi scarpe e calze, immergevano i piedi nelle acque fresche del ruscello. Non lo aveva visto, aveva gli occhi fissi su quelle pagine. E lui aveva gli occhi fissi su di lei al suono di piccoli urletti gioiosi. Lois le guardava malizioso e alcune rispondevano al suo sguardo.

Continuava ad osservarla. Un tempo parlava con lei dei libri che leggeva, sorridevano nel riscoprirsi concordi su tante cose. Louis lo guardò e ripercorse la traiettoria del suo sguardo, come si fa automaticamente ed inconsciamente per capire cosa una persona stia guardando. Gli occhi gli si illuminarono improvvisamente e un sorriso canzonatorio gli attraversò il volto.

“Mio caro amico,  noto che ancora sai apprezzare le bellezze della natura!”

“Ah smettila per favore. Torniamo a casa, ci aspettano per pranzo. Tuo padre sarà già lì!” gli rispose Will.

Louis gli diede un buffetto dietro la nuca e gli cinse le spalle portandolo con sé, aldilà del ponticello, aldilà del fiume per prendere la via del ritorno a villa Rowcester. Si sarebbero lasciati il salice alle spalle, lei alle spalle.

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